“Il paese dei balocchi” e… degli allocchi

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Per i nostri politici l’Italia è “il paese dei balocchi” e… degli allocchi destinati tutti a trasformarsi in asini (Collodi docet); i politici per le loro bugie, gli allocchi per la loro credulità.

Siamo in piena campagna elettorale e il gioco più in voga tra i politicanti è quello di chi la spara più grossa.

Nel discorso di fine anno, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella è stato chiarissimo: “Servono proposte realistiche e concrete, necessarie per la dimensione dei problemi del Paese”.

I tanti Pinocchi in circolazione gareggiano invece a chi gli si allunga di più il naso quando fanno promesse al popolo.

Se le proposte avanzate dai partiti in vista del voto fossero realizzate tutte insieme, è stato stimato che occorrerebbero duecento miliardi di euro. Una cifra da capogiro, lontana anni luce dalla realtà economica del Paese e dall’invito alla concretezza di Mattarella.

“Cari coetanei”, sproloquia Berlusconi, promettendo a tutti pensioni minime di mille euro (costo: circa 20 miliardi di euro) e mille euro al mese anche alle mamme casalinghe (costo: svariate decine di miliardi di euro). E poi: “Abrogheremo il bollo sulla prima auto. Quella con cui ogni famiglia va al lavoro. O accompagna e riprende i bambini dalla scuola” (sei miliardi di mancato introito, al netto della furbizia italiana di intestare a mogli e figli la seconda auto). Il cavallo di battaglia di Berlusconi e di Salvini è però la flat tax, una aliquota unica (al posto delle cinque attuali) del 23 per cento per il capo di Forza Italia e, ancora più radicale, del 15 per cento per il capo della Lega. Costo dell’operazione: 40 miliardi di euro, una cifra insostenibile per le nostre finanze esauste. Un regalo ai ricchi, alla faccia dell’equità fiscale sancita dalla Costituzione con il principio della progressività.

Salvini, noto esperto in ricerca medico-scientifica, rilancia l’abolizione dell’obbligo vaccinale e propone inoltre l’abolizione e non la revisione della legge Fornero. Costo: 140 miliardi di euro nei prossimi quattro anni.

Con quale copertura finanziaria realizzare tutte queste promesse Berlusconi e Salvini non lo dicono, dimentichi (e dimentichi come al solito anche troppi italiani) che già in passato si erano espressi in modo analogo: poi vinsero le elezioni e non se ne fece nulla.

Non parliamo poi degli specchietti per le allodole… scusate, per gli allocchi: il simbolo “BERLUSCONI PRESIDENTE” spicca sulla scheda elettorale di Forza Italia. Presidente di che? Al massimo del suo partito. L’ex Cavaliere è infatti notoriamente ineleggibile perché condannato in via definitiva per frode fiscale; inoltre è pluri-inquisito e, secondo un promemoria di Falcone risalente al 1989 ma ritrovato solo qualche giorno fa dal suo ex collaboratore Giovanni Paparcuri, è stato frequentatore e finanziatore in passato di boss mafiosi. Per non parlare del suo stretto collaboratore Marcello Dell’Utri, attualmente in carcere per concorso esterno in associazione mafiosa.

E gli altri partiti?

1) I Cinque Stelle sono notoriamente inaffidabili nei loro programmi pieni di contraddizioni: a giorni alterni dentro–fuori l’Ue, dentro–fuori l’euro. Nel Parlamento europeo fanno parte dello stesso gruppo di un rappresentante dell’estrema destra xenofoba inglese, l’Ukip, e hanno visto con favore la vittoria di Trump alle elezioni presidenziali americane. Senza voler contare alcuni contatti, ammiccamenti o addirittura vere e proprie convergenze avute in questi anni con gruppi di estrema destra italiana, come ad esempio i neofascisti e sedicenti “fascisti del terzo millennio” di Casa Pound. Tra le loro promesse quella che attrae di più è il reddito di cittadinanza. Gli altri partiti, presi in contropiede dall’alto impatto positivo della proposta sull’elettorato, li stanno seguendo come cagnolini e, facendo molta confusione, parlano di salario minimo, reddito minimo garantito, reddito di inclusione sociale. Ma di preciso di cosa stiamo parlando?

Il reddito di cittadinanza ha una lunga storia che comincia alla fine del 18° secolo e arriva ai giorni nostri, e spetterebbe in maniera uguale a tutti i cittadini. È applicato, in maniera riveduta e corretta, in molti paesi europei. La proposta di legge avanzata dai Cinque Stelle nel 2014 – in maniera un po’ confusa – costerebbe allo Stato oltre 29 miliardi di euro e, a prescindere dalle critiche tecniche sulle quali sorvolo per mancanza di competenza, Grillo e Di Maio non ci hanno spiegato dove troverebbero la copertura  finanziaria.

“Nella giostra dell’irresponsabilità ieri Luigi Di Maio ha fatto la parte del leone” (Mario Calabresi) promettendo di abolire -appena arrivato al governo- 400 leggi con un unico atto. Il leader pentastellato non solo non chiarisce a quali leggi si riferisce, ma per di più chiede ai suoi elettori di segnalare su un apposito sito le norme per loro più indigeste: lui provvederà al più presto a mandarle al macero! Di Maio è un aspirante capo del governo con un vasto curriculum di… studente universitario che non ha mai completato i suoi studi e che non ha mai fatto un vero lavoro. Un signore che sbaglia i congiuntivi e inciampa sul dittatore Pinochet, collocandolo in Venezuela piuttosto che in Cile; “un esempio vivente e trionfante del valore della mediocrità (che) non provoca complessi di inferiorità” (Umberto Eco a proposito di Mike Buongiorno) e che, presentandosi sempre azzimato, spera che gli allocchi abbiano ancora “un debole per l’uomo in Lebole”.

2) “Liberi e uguali” hanno trovato, nel presidente del Senato Pietro Grasso, la foglia di fico per nascondere l’immagine del poco amato (eufemismo) D’Alema – “Capotavola è dove mi siedo io” – l’unico uomo in Italia più arrogante di Renzi; nonché quella di Bersani, un personaggio simpatico e competente per il quale ho sempre votato, ma che si è squalificato quando ha detto: ”Il Pd è casa mia; devono chiamare l’esercito per cacciarmi”. Sappiamo tutti come è andata a finire: invece di continuare, assieme a tanti compagni, la battaglia interna contro Renzi, Bersani ha preferito (come è nel dna della sinistra) fondare un nuovo partito senza peso elettorale che ha come unico obiettivo nel programma quello di abbattere Renzi. Incurante così di favorire l’ascesa delle destre e del M5S.

Spiace vedere una persona come Grasso, che ho sempre giudicato per bene, prestarsi a questo gioco. Lo stesso Grasso che ora si trova invischiato in una miserevole polemica con il tesoriere del Pd che gli contesta il mancato pagamento al partito di quote mensili per oltre 83.000 euro. Il tesoriere Francesco Bonifazi gli ha rivolto una serie di accuse infamanti del tipo: “Per noi siete tutti liberi e uguali. Tu invece ti ritieni molto libero di non pagare, e per niente uguale a chi paga”. Mi auguro che Grasso sporga denuncia per diffamazione, altrimenti al suo posto io scomparirei per un bel po’ di tempo dalla circolazione.

Mi vengono alla mente a questo punto le parole di Enrico Berlinguer, pronunciate nel lontano 1981 a proposito della “Questione morale”: “I partiti non fanno più politica, i partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela”.

Grasso non è stato da meno degli altri Pinocchi e se ne è uscito con l’ennesima improvvida promessa elettorale. Dopo aver aspramente criticato le “favole irrealizzabili” berlusconiane e renziane ne ha lanciata una lui: “Via le tasse universitarie”. Costo: circa 2 miliardi di euro. Una proposta che riguarderebbe l’intera platea degli studenti senza considerare il reddito familiare.

Ma che sinistra è questa che fa elargizioni ai più abbienti? E perché caro Grasso non si è preoccupato invece dello stato mediocre delle nostre università, divenute laureifici, che proliferano dappertutto (solo in Abruzzo ne abbiamo quattro a pochi chilometri l’una dall’altra) in linea con il continuo aumento delle cattedre per favorire docenti che sfornano una pletora di lauree triennali?

Tutti dottori oggi: il fisioterapista, l’igienista dentale, il dietista, l’infermiere e chi più ne ha più ne metta.

Invece di proporre l’abolizione universale delle tasse universitarie mi sarei aspettato da un uomo di sinistra un aumento delle tasse per i più ricchi, e borse di studio numerose e consistenti per i meritevoli con un reddito familiare basso.

Dico banali ovvietà, ma “nel paese dei balocchi”, tra tanti asini mi sento un cavallo.

3) E veniamo al Pd di Renzi, anche lui impegnato nella lotta fratricida con i compagni fuorusciti con i quali non ha saputo né voluto cercare una intesa. Le due parti in causa dovrebbero condividere valori e ideali, ma “nel paese dei balocchi” conta, più del bene della comunità, il personalismo degli odi e delle vendette.

Poteva mancare in questo contesto la favola pre-elettorale di Renzi?

Con un colpo di bacchetta magica ecco a voi, op!, l’abolizione del canone Rai dopo averlo inserito in bolletta. Costo: circa 2 miliardi di euro. La notizia del possibile arrivo sul mercato di un così grosso concorrente nella raccolta degli spot pubblicitari ha causato uno shock al debole cuore di Berlusconi. Noi utenti ci ritroveremmo invece la Rai trasformata da servizio pubblico nell’ennesima Tv commerciale.

Ma viviamo o no “nel paese dei balocchi”? Qualcuno si ricorda e ricorda agli elettori che l’Italia è appesantita da uno dei più grandi debiti pubblici del mondo? Il rapporto tra debito e pil supera il 130 per cento e chi aspira a governare il Paese deve rifuggire dalle illusioni della demagogia e del populismo e impegnarsi invece a coniugare senso di responsabilità e pragmatismo.

Mi auguro, se Renzi ha veramente a cuore le sorti del Pd, che faccia immediatamente un passo di lato: rimanga segretario del partito e proponga subito ufficialmente Gentiloni come capo di un futuro governo. Fuori la Boschi e il giglio magico; dentro persone che hanno dato prova di serietà e competenza come Minniti, Calenda, Padoan, Franceschini, Orlando e Cuperlo.

Un Renzi che abbia preso coscienza della sua attuale “resistibile ascesa” (Bertolt Brecht) per gli errori commessi che sovrastano di gran lunga le cose buone che innegabilmente ha fatto, eviterebbe al Partito democratico una sicura sconfitta.

 

 

2 Responses to “Il paese dei balocchi” e… degli allocchi

  1. Egidio Chiarito scrive:

    Sono perfettamente d’accordo sulla tua analisi:la condivido completamente!
    Mi viene da chiedermi:ma è possibile che dei concetti così lineari e semplici
    non entrino nell’analisi di ogni cittadino? Posso capire la visione diversa di ogni formazione politica, ma quì tutti mancano delle basi fondamentali dell’ARITMETICA (disavanzo che aumenta invece di diminuire)ed automaticamente annullano tutte le roboanti soluzioni dei nostri problemi economici.

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