ABRACADABRA

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ABRACADABRA

 

Rassegna stampa

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…Dove mi girotondo… E dunque per difendersi, contrastare o annettere la Realtà Virtuale – famigerata e in atto – niente di meglio che l’uso e l’abuso e il gioco del Linguaggio, antidoto potente, esperanto effusivo e poematico contro la Babele imperante della non condivisione, dell’assenza all’altro, del cinismo cronico, progredito e scontato: “uggioso piovischiare”, “catartica babele”, “vagolo dietro l’illusione”… De Angelis arrota, unge e olia la lingua come una lama, poi la sintonizza, trasparente la registra, la tara come una radio; e infine l’accende di sé, la punta, la spara abbacinante e inquisitoria come un riflettore: “catarifrangente”, “sincronizzarsi”…

Plinio Perilli

 

…Questa raccolta di poesie diventa quindi per noi importante perché apre un flusso di pensiero, fa riflettere su domande esistenziali di base, dimostra che non siamo soli nel nostro dolore, nella nostra vittoriniana non-speranza, nella voglia prorompente di ribellione ai soprusi del dolore personale e della vita comune. Questi versi, con un nuovo linguaggio disperato e potente, ci rendono compartecipi ad una lunga tradizione poetica in cui ci riconosciamo e che finalmente ci garantisce la continuità a cui tanto aspiriamo.

Cinzia Donatelli Noble

 

Dalla prima parte: abracadabra (2002)

Abracadabra è un titolo evocatore della formula magica capace di illuminare il buio dell’anima, di placare l’angoscia del vivere. Evocatore anche della ricerca di un linguaggio poetico diverso che rifugga la retorica banalizzante dei sentimenti, che dia voce all’inesprimibile, a una dimensione creativa fantastica, allusiva, magari onirica, un linguaggio capace di esaltare il valore fonosimbolico della parola; e la poesia che apre il libro è un po’ la chiara professione di questa ambizione poetica.

1

qualcosa ancora da cercare
l’aggettivo e il sostantivo
che assieme
mi liberino dalla balbuzie
della mente

la chiave
di un linguaggio diverso
senza giochi d’artificio
scheletrico
ma che illumini come una torcia
il buio dell’anima

un progetto arduo da realizzare
nel poco tempo che resta

oggi
non mi è duro tanto il pensiero
della morte
quanto la consapevolezza
di aver sprecato
la vita

Le poesie di Abracadabra, come quasi tutte le mie, non hanno titolo: il filo conduttore è la ricerca di una risposta agli interrogativi esistenziali attraverso un tentativo di analisi del mondo interiore. I topoi sono l’inadattamento alla realtà presente, le inquietudini della quotidianità.

2

non posso più vivere
sospeso
in questa dimensione aliena
tra le atmosfere brilluccicanti della realtà virtuale
dove mi girotondo inutilmente
su me stesso

debbo trovare la soluzione
del problema
costruire il mio karma
tra le quattro mura di questo solitario
cantiere dell’utopia

3

in queste stanze
vuote
che hanno il colore
seppia
di un vecchio dagherrotipo
sgualcito
esploro col mio terzo occhio
ogni ruga segreta

fuori all’aperto
una incoerente luminosità
esalta
la fragile volubilità del presente

4

uggioso piovischiare
stasera
su questa catartica babele
mentre vagolo dietro l’ illusione
riflessa
da un catarifrangente nella nebbia

5

con la faccia spalmata
contro
la trasversalità della notte
(tutti i gatti a quest’ora sono neri)
ascolto il battito del tergicristallo
sincronizzarsi
col ritmo del mio cuore

Dalla terza parte: un angelo ribelle (2002)

9

Una mortale vitalità
bruciava ieri
le mie residue energie,
frenava l’urlo della mente.
Oggi
mi paralizza le membra
una frenetica ignavia
mentre corrucciate le onde si agitano
dei pensieri.

È ossimoro il tempo che mi rimane.

Queste poesie sono il frutto di un’analisi del mondo interiore, l’espressione di quello che Montale aveva definito il male di vivere. Ma il male di vivere non è solo dentro di noi, ci circonda, si diffonde in tutta la società. E allora la Poesia non può essere solo ripiegamento interiore: può, deve essere anche impegno civile.

Dalla sesta parte: el sueño della razòn produce monstruos (2002)

4

Nasconde il buio della ragione l’arco teso dell’odio

A Betlemme a New York a Sarajevo
nasce ogni giorno dio
e muore

5

Mi sono ritrovato
stasera
cellula anomala dell’universo
ad ascoltare attonito
il silenzio

Intorno
assordante la pop music
copre il rombo dei ghiacci
che crollano
mentre di continuo
guerre asimmetriche disgregano
la memoria collettiva

Regredisce
l’epifania dell’Io
regrediscono nella psiche
inesorabilmente
gli archètipi

Nell’inconscio
il convitato di pietra
è la paura

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