LA PREVALENZA DEL CRETINO
Il concetto di “egemonia culturale” fu teorizzato da Antonio Gramsci per significare che la classe borghese dominante del suo tempo tentava sempre di indirizzare la società nella direzione più consona alla sua visione di Paese: nazionalismo, consumismo, egoismo individualista e suprematismo bianco.
L’egemonia culturale legata alla conoscenza non esisteva allora e non esiste nemmeno ai nostri tempi. Oggi primeggia “la prevalenza del cretino” (Fruttero&Lucentini), una categoria di persone che sa leggere e scrivere, ha i mezzi per informarsi su tutto, ma pratica la xenofobia, preferisce credere ai guaritori, ai danni prodotti dai vaccini, agli Ufo, alle bufale che Salvini diffonde quotidianamente sui social.
La forza vincente del cretino sta nel fatto di non sapere di essere tale, mentre la ragione è stata sostituita dalla fede che è cieca come il tifo da stadio.
“L’ignoranza non è più soltanto una condizione, oggi è anche una scelta” (Giacomo Papi): il cretino (una categoria trasversale in tutto l’arco costituzionale) preferisce ascoltarsi e farsi ascoltare piuttosto che ascoltare, e non ha nessuna intenzione di elevarsi al livello degli intellettuali. Sono questi ultimi che, per farsi comprendere, dovrebbero abbassarsi a livello dei cretini. E poichè Salvini non è un cretino, ma un furbastro, ce lo terremo a lungo al potere perché chi ha i voti, nel suo concetto di democrazia, ha sempre ragione.
Tutti quelli che dissentono devono dunque tacere e mostrare rispetto per chi è stato votato dal popolo.





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