Nel partire, non voltarti indietro
L’Italia sta vivendo una svolta politica senza precedenti.
I Cinque stelle ex Grillo e la Lega salviniana sono accomunati dal vorrei ma non posso governare, e divisi dall’impossibilità di trovare un comune denominatore per farlo. Ma vedrete che queste cosiddette forze antisistema riusciranno a trovare il sistema per arrivare al potere; magari con un contratto (una volta lo chiamavano inciucio) tra le parti. In questo caso escogiteranno i tanti, vituperati marchingegni della vecchia politica per far evaporare reddito di cittadinanza, flat tax, abolizione della legge Fornero, del Jobs act ecc. ecc.. Poche sono le alternative. Scartata, perché invisa a tutti, l’ipotesi di un governo tecnico del Presidente, la soluzione potrebbe essere un governo istituzionale di solidarietà nazionale guidato da una figura indipendente e autorevole (qualcuno ha fatto il nome del giurista e costituzionalista Flick). Ma la solidarietà è un vocabolo che non c’è nel dizionario dei politici italiani.
La storia purtroppo ci insegna che tutto deve cambiare perché tutto resti come prima (dal Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa).
Dall’altra parte il P.D. sembra ignorare che nonostante la disfatta elettorale è ancora il secondo partito italiano e così, invece di lottare per una rifondazione della sinistra, continua a farsi condizionare dai veti interni e dalla sete di protagonismo di Renzi che aspira a diventare il M… icron nostrano. E per raggiungere la meta di un micro… partito personale il segretario dimissionario, forte dei fedelissimi che è riuscito a far eleggere in Parlamento, lavora dietro le quinte per dividere invece di unire.
Il P.D. siede oggi sui banchi dell’opposizione, ma la sua non può essere la voce afona dell’Aventino, non può rimanere muto attendendo gli errori dei populisti al comando e nemmeno lasciarsi affascinare dal Sotterriamo l’ascia di guerra di Di Maio, trasformatosi improvvisamente da falco in sirena. Deve tornare tra la gente, ascoltare i diseredati, lottare per dare un’anima alla maggioranza silenziosa del Paese, per recuperare la sua minoranza silenziosa e interdetta, i fuorusciti di Liberi e Uguali, i disillusi attratti dal populismo a cinquestelle. Deve anche riprendere a collaborare con i sindacati che avranno fatto i loro errori, ma sono pur sempre la voce dei lavoratori.
Basta dunque con la ricerca del consenso a tavolino e con i pateracchi con la destra moderata. Il P.D. deve prima di tutto ritrovare una identità radicale.
Come dice una massima di antica sapienza italica, “Nel partire, non voltarti indietro”. È dunque necessario preparare il futuro con voce forte e unitaria, costruire una proposta politica credibile che tenga presente solo l’interesse del Paese. Dare insomma risposte concrete al crescente malessere sociale.
Il P.D. si è fatto rubare gli ideali e non è facile recuperarli senza una vera rivoluzione culturale. Perché, nella odierna contrapposizione tra caminetti e gigli (Carlo Calenda) si rischia solo il naufragio. E come ha detto Giovanni Luppi, presidente della Legacoop Agroalimentare:
“Viviamo nella società liquida di Baumann. I punti di riferimento cambiano in continuazione… e nella società liquida o si nuota o si muore annegati”.





Lascia un commento