senectus ipsa est morbus (Publio Terenzio)
credevo che la vecchiaia
fosse solo
la macerie del corpo
mi consumano
invece
questa inquieta perdurante
tristezza
l’inerzia
il rimorso
costante
di carezze mancate
inutilizzate
l’orrida emotività
che
imprevista
all’improvviso mi assale
la fine dei sogni delle speranze
e
delle illusioni
la ridda di angoscia che affolla la mente
ancora
purtroppo
troppo
cosciente
il vero dramma
per me
non è perdere la memoria
ma
ritrovarla
SECONDO TEMPO
inutile
grigio pomeriggio
di questo mio vacuo
declinante
inverno
attorno
a un vecchio tavolo da biliardo
vecchi
inutili
grigi fantasmi
agitano le loro residue energie
fino a quando?
oggi
mi sono svegliato molto presto
all’alba
ma
il mio gemello crudele
il sosia perturbante che mi perseguita
nell’inconscio
quello che temo d’incontrare
quando mi sveglio
si è svegliato
almeno
un’ora prima di me
TERZO E ULTIMO TEMPO
qualcuno ha scritto
che
basta non ci debba mai mancare qualcosa
ancora da aspettare
a me è rimasta
solo
sotto la solitaria pensilina
dell’ultima stazione
solo
l’inerte melanconica attesa
del treno
per l’ultimo viaggio
non so quando arriverà
ma sento
che ora son pronto




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