Così è, se vi pare.

Il Pd sull’orlo della scissione, i grillini in crisi d’identità, Berlusconi e Salvini – due galli che si beccano nel pollaio – . Il caos dilaga nel Paese; in troppi vogliono cambiare tutto affinché tutto resti come prima: la palude.

Matteo Renzi ha tradito tutti quelli come me che, alla sua entrata folgorante sulla scena politica italiana, si erano illusi dell’arrivo di un “uomo  nuovo” (di un “uomo forte” avremmo fatto volentieri a meno) che rottamasse la vecchia nomenklatura, in gran parte logora e asfittica, e costruisse una nuova classe dirigente capace di ridare vitalità e dignità alla sinistra. “L’uomo nuovo” si è invece pian piano trasformato nell’”uomo dell’apparire”, quello dei bonus, dell’abolizione della tassa sulla casa anche per i ricchi, e di tanti altri provvedimenti finalizzati solo al consenso elettorale. Oggi, con il Pd dilaniato da lotte intestine, Renzi sembra disinteressato alla costruzione di un partito coeso, e impegnato invece più a mantenere un mediocre potere che a comporre le discordie interne, più a tessere e disfare manovre all’interno di apparati che a preoccuparsi dei problemi quotidiani della gente. I suoi competitori, nella stragrande maggioranza, non sono migliori di lui, per cui c’è nell’aria un vento scissionista; e in questa ennesima guerra tra Guelfi e Ghibellini rimangono irrisolti gli enormi problemi del Paese, alla mercè di beceri arruffapopoli, a loro volta in conflitto tra loro o in crisi d’identità. È auspicabile che il progetto di un’alleanza sinistra – centrosinistra, portato avanti da Pisapia e Cuperlo, abbia successo e riesca a far uscire il Paese fuori dalle secche in cui si è incagliato. Renzi è giovane, intelligente e con ancora un futuro avanti a sé, ma non farà molta strada se non trarrà esperienza dagli errori commessi. Al contrario, dopo la sconfitta  nel referendum che aveva incautamente personalizzato, invece di fare un bagno di umiltà si è consolato affermando, ancora una volta incautamente, che il 40% dei Sì è stato l’espressione di un vasto consenso nei suoi confronti. È penoso che non rifletta sul fatto che, se è vero che la maggioranza del 60% dei No non era contro la Riforma, ma contro il personaggio Renzi, è anche fin troppo evidente che la maggior parte di chi si è espresso per il Sì era invece favorevole solo alle modifiche costituzionali che, anche se imperfette, erano da troppi anni attese. Tanti che come me hanno votato Sì, oggi non voterebbero il Renzi attuale. D’altra parte tutti quelli che si sono espressi per il No, se da un lato sono riusciti ad affossare la tracotanza renziana, dall’altro si ritroveranno, per altri trent’anni, con un bicameralismo paritario e  imperfetto, con un numero abnorme di parlamentari (una folla troppo spesso parassitaria), con costi assurdi delle Istituzioni, e con un Cnel inutile, da mantenere. Ci terremo una legislazione concorrente tra Stato e Regioni, e le Province rimarranno così come erano. Non parliamo infine della legge elettorale, oggi oggetto di continue dispute: ognuno la vuol manipolare per mediocri interessi di parte. Eppure, grazie alla forza mediatrice di Cuperlo, potremmo oggi già avere un onesto “Mattarellum”.

Ognuno, non solo Renzi, si assuma le sue responsabilità.

Parafrasando Giulio Andreotti: In Italia l’unica guerra che i politici sanno vincere è quella contro gli altri politici.

Povera Italia, ancora e sempre nella palude e nel marasma.

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