Resistere per continuare ad esistere

 “Uno spettro si aggira per l’Europa: lo spettro del comunismo”. Questa è l’introduzione al Manifesto del Partito Comunista  scritto da Karl Marx e Friedrich Engels nel 1848. Da allora è passata tanta acqua sotto i ponti, e un altro spettro si aggira per l’Europa e per il mondo: quello che il filosofo francese Alain Badiou definisce “un nuovo fascismo”. Uno spettro che è tutt’altro fascismo di quello squadrista degli ultras, dei naziskin e – da noi – degli Storace e degli ex colonnelli di Fini che, camuffati in doppiopetto, sono divenuti  epigoni del berlusconismo. Badiou si riferisce a un fascismo pseudo democratico che invade le istituzioni ed è trasversale – in Italia –  a tutte le forze nate dalla Resistenza; una “cultura” che, sotto forma anche di un populismo di governo, è il segnale della mutazione genetica di tanta parte della nostra classe dirigente, capace solo di arroganza e di violenza verbale nella proposizione politica (Vincenzo De Luca, se ci sei batti un colpo!). Non mi sognerei mai di definire Matteo Renzi “fascista”, ma tanti suoi atteggiamenti e il linguaggio della sua proposta politica sono rivelatori della cultura del “nuovo fascismo”. Il delirio di onnipotenza con cui Renzi ha preteso di  trasformare il referendum costituzionale in un plebiscito su se stesso ricorda, a un vecchio testimone quale io sono, la retorica mussoliniana del “Vincere… e vinceremo”.

E tutti sappiamo come andò a finire.

Lo spettro del “nuovo fascismo” non si aggira però solo tra la classe politica dirigente, ma purtroppo si insinua anche tra la “gente” che – disorientata dalle faide interne ai partiti di destra e di sinistra, infuriata per l’incapacità dei governanti di porre mano alla riduzione delle grandi disuguaglianze sociali – è troppo spesso ipnotizzata dai candidati alla poltrona di “uomo forte”. Mi riferisco al successo del gesticolante e trituonante Beppe Grillo che, in una suggestione surreale, intravedo, in una divisa nera di orbace, affacciato al celebre balcone; e all’avanzata di Salvini, sotto le cui ridicole felpe sento battere (fidatevi – dopo oltre mezzo secolo di professione medica – del mio orecchio clinico) un cuore nero. E il Renzi della fideistica chiamata a raccolta dei suoi fedelissimi non vi ricorda, in una metafora emblematica, il “Credere, obbedire e combattere!” di antica e triste memoria?

La meta-analisi di questo fenomeno ci deve costringere a molti ripensamenti. L’Italia è ancora un grande Paese e non può continuare ad assistere inerte alla lotta demagogica tra opposti populismi. E’ giunto il tempo di una nuova Resistenza: resistere per continuare ad esistere.

Ognuno faccia quel che deve, accada quel che può.

 

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