Meditiamo sui nostri difetti, ma anche sulle nostre virtù

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Siamo un popolo sciagurato che non ha il senso dello Stato, ma che quando lo Stato e le sue istituzioni collassano (e i popoli meglio organizzati vanno in confusione per la mancanza di una guida) riesce a esprimere la parte migliore di sé.

Il nostro difetto più grande è l’individualismo che ci rende protagonisti di una democrazia malata senza coesione e punti ideali di riferimento, illusa per di più dal mito di mediocri “uomini soli” al comando. Ma quando l’Italia era sotto il tallone di eserciti stranieri (mi riferisco agli anni 1943-45), grazie a quell’individualismo sapemmo esprimere – anche a rischio della vita e nella solitudine di sofferte decisioni personali – incredibili risorse di coraggio e di solidarietà.

Smettiamola dunque di autodenigrarci.

E per migliorarci meditiamo sui nostri difetti, ma anche sulle nostre virtù.

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