RESISTERE PER CONTINUARE A ESISTERE
Sul palcoscenico dell’attuale campagna elettorale c’è tutto un susseguirsi di spettacoli tipici della commedia all’italiana che si alternano a quelli senza senso del teatro dell’assurdo con interpreti in perenne attesa di un Godot che non arriverà mai. Assistiamo al farneticare del non-pensiero, all’egemonia dell’incapacità e dell’impreparazione, all’indifferenza morale o all’odio verso i migranti, che ci ricordano gli atteggiamenti di troppi italiani nei confronti degli ebrei al tempo delle leggi razziali.
Una campagna elettorale orrenda senza ideali e senza proposte programmatiche credibili.
C’è “il buio oltre la siepe” mentre “il sonno della ragione genera mostri”.
Da anni continuo a scrivere – forse con monotonia – del valore di una memoria condivisa e, poiché sono uno degli ultimi testimoni dei crimini nazi-fascisti, insisto sul pericolo del rinascere di quella nefasta ideologia che si infiltra sempre più tra la gente, invade i media e le stesse istituzioni nel silenzio assordante, con poche eccezioni, della cosiddetta sinistra.
La mia deve essere sembrata a molti una ossessione senile se anche mio nipote, colto e impegnato, mi ha suggerito di cambiare registro. Ma oggi, dopo i ripetuti casi di violenza xenofoba, improvvisamente ascolto tutto un vociare – da mane a sera e su tutti i media – di tardivi anatemi contro il rifiorire del fascismo e – potenza dell’ipocrisia – lo stesso fascio-razzista Salvini, intervistato e messo alle strette da Lucia Annunziata, ha proclamato di essere sempre stato… “antifascista”. E allora pure io torno a parlare di fascismo e antifascismo riproponendo anche alcuni miei precedenti interventi.
Le caratteristiche del fascismo sono sempre state la violenza verbale e fisica, l’intolleranza, il Pensiero unico, l’incapacità di ascoltare le ragioni degli altri.
Il fascista conosce una sola verità, la sua, mentre il dubbio dovrebbe essere invece la nostra vera guida come ci ammoniva Bobbio quando scrisse di “non sottoporci supinamente alla verità di una parte sola”.
Guardatevi dunque da coloro che nella vita sociale e professionale hanno solo certezze!
……
per chi insegue le radici
del fuoco
nei deserti della mente
la verità ha il volto enigmatico di
Giano
e
la sola certezza che resta è il
dubbio
……
(Luciano De Angelis; da d’altro Canto 2007)
Mi si dirà – e con ragione – che queste caratteristiche sono oggi trasversali a tutti i movimenti politici e che alla violenza fascista si contrappone spesso quella dei cosiddetti anarco-antagonisti dei centri sociali (ma l’anarchismo storico, nei suoi vari aspetti, era tutt’altra cosa, mentre questo è un’altra forma neo-fascista di intolleranza e di violenza gratuita).
Stiamo parlando di quelli che Eugenio Montale chiamava chierici rossi o neri.
Purtroppo il nuovo fascismo – l’ho scritto più volte – quello preconizzato dal filosofo francese Alain Badiou, è una mutazione genetica culturale, trasversale a tutte le forze democratiche in Italia e in buona parte del mondo occidentale. Lo si riconosce dalla protervia, dall’incapacità al dialogo, dal linguaggio mai pacato, sempre inutilmente aggressivo di tutta la nostra classe politica e di tanti media. Ora però stiamo passando dalle parole ai fatti, dal turpiloquio minaccioso allo squadrismo armato. E, mentre la sinistra, impegnata solo nei conflitti interni, si mostra tremebonda e ambigua nell’azione, la barbarie irrompe nella campagna elettorale e scatena nel popolo odio e paure. La “gente” purtroppo, disorientata dalle faide interne ai partiti di destra e di sinistra, infuriata per l’incapacità dei governanti di porre mano alla riduzione delle grandi disuguaglianze sociali, è troppo spesso ipnotizzata dal mito di un “uomo forte” capace di porre fine alle chiacchiere e alla corruzione. Un nuovo Duce che abbia l’autorità di guidare con polso fermo il Paese. Stiamo parlando di “Democratura”, un neologismo che, fondendo i termini democrazia e dittatura, evoca il pericolo di una dittatura camuffata da democrazia. C’è dunque lo sdoganamento del fascismo che cresce nei discorsi e nell’odio per il diverso; il fascismo che invece secondo Berlusconi “è morto e sepolto” mentre – lo ha detto in tv – il vero pericolo (vedi il carabiniere pestato a Piacenza) sono gli antifascisti. Lo stesso istrione aveva affermato in passato che durante il Ventennio gli antifascisti confinati nelle isole erano stati in fondo mandati in villeggiatura. Stiamo scrivendo di un istrione plurindagato e condannato in via definitiva; “uno che ha sovvenzionato la mafia per 20 anni” (Nino Di Matteo, pm antimafia) e che oggi – prendendoci per allocchi – accusa senza vergogna Grillo dei suoi stessi “crimini”: essere plurindagato e condannato in via definitiva. Un istrione bugiardo che, anche nelle futilità, mente per il piacere di mentire. Tempo fa ha raccontato di essere stato “Avanguardista” durante il Ventennio. Ho cinque anni più di lui e nel 1943 ero solamente “Balilla“; l’allora Silviuccio al massimo sarà stato “Figlio della lupa“, ma nella sua mania di grandezza oggi gli sarà sembrata una “deminutio” e si è quindi auto-promosso di grado.
Solo nel “paese dei balocchi” questi personaggi sono sempre sulla cresta dell’onda.
Dall’altra parte c’è poi la 5stelle Roberta Lombardi che straparla di fascismo buono “prima che degenerasse”. Quello con “altissimo senso dello Stato”.
Nel libro Il fascismo eterno Umberto Eco ha scritto: “Ahimè la vita non è così facile. Il fascismo eterno può ancora tornare sotto le spoglie più innocenti”.
Gabriele D’Annunzio, con il suo lessico classicista e latineggiante, dava voce agli imperativi del primo fascismo, e molti dei tanti motti coniati dal Poeta, come Memento audere semper (ricordati di osare sempre), A noi!, Eia, eia, alalá (il grido di battaglia della gioventù “guerresca” dell’epoca), divennero gli slogan di un intero Ventennio.
Nel nostro tempo, con un linguaggio meno aulico e più ruspante, la storia si ripete.
Al mussoliniano Giovinezza, giovinezza, che esaltava la forza dell’emotività giovanile contro le cariatidi della classe dirigente dell’epoca, si contrappone oggi il giovanilismo renziano, il suo “nuovo che avanza”, la rottamazione della vecchia politica. La retorica mussoliniana del “Vincere… e vinceremo” la ritroviamo tutta nel delirio di onnipotenza con cui Renzi ha preteso di trasformare il referendum costituzionale in un plebiscito su se stesso. E la chiamata fideistica a raccolta dei suoi fedelissimi non vi ricorda, in una metafora emblematica, il “Credere, obbedire e combattere!” di antica e triste memoria?
L’opposizione non è da meno.
I Vaffa! di Grillo sono assimilabili ai Me ne frego! in camicia nera.
E la battaglia sovranista di Salvini e dei suoi omologhi d’oltralpe contro l’Unione europea ricorda, a un vecchio testimone quale io sono, la proclamata volontà fascista di autonomia autarchica dalle potenze europee “demo-plutocratiche”.
Addio dunque ad Altiero Spinelli e al suo pensiero.
In quanto alla supremazia della razza ariana, il fascismo, nel sottomettere l’Abissinia usando tra l’altro il gas iprite, prometteva almeno “Faccetta nera, sarai italiana e per bandiera avrai quella italiana…”. Oggi che “faccetta nera” è divenuta veramente italiana per nascita e per cittadinanza, il fascio-leghista Calderoli può impunemente definire “un orango” il ministro dell’integrazione Cecile Kyenge, mentre Salvini propone di cacciare dal “suolo patrio” tutte le faccette che non siano bianche.
Ripeto quanto scritto in passato: la meta-analisi di questo fenomeno ci deve costringere a molti ripensamenti. L’Italia è ancora un grande Paese e non può continuare ad assistere inerte alla lotta demagogica tra opposti populismi. E’ giunto il tempo di una nuova Resistenza:
RESISTERE PER CONTINUARE A ESISTERE






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