25 aprile, una celebrazione senza una memoria condivisa
Per gli italiani il 25 Aprile dovrebbe rappresentare un grande momento identitario ed esaltare il valore della Resistenza al nazi-fascismo, cui diedero impulso donne e uomini che scelsero di sacrificare la loro vita per conquistare una libertà che oggi non può essere data per scontata. Dalle lettere di molti di questi giovani condannati a morte dai nazi-fascisti traspare una commovente serenità e l’orgoglio della scelta di morire per una Italia migliore. E a chi parla di una Resistenza minoritaria la Storia ricorda che una parte consistente del nostro esercito e della popolazione civile si batté per difendere i valori della Nazione e della sua continuità; e tutto questo ben prima della costituzione delle Brigate Partigiane, ponendo così le basi di quel movimento nazional-popolare che fu indubbiamente la Resistenza al fascismo. Purtroppo anche quest’anno le celebrazioni della Liberazione si sono svolte tra mediocri diatribe, fazioni contrapposte, il presidente dei senatori leghisti Centinaio che posta su Facebook: il 25 aprile, l’unica cosa che si festeggia è san Marco. E poi cori antiebraici e la partecipazione di formazioni palestinesi – con le kefieh e le loro bandiere – che ha provocato il giusto risentimento dei rappresentanti della Brigata ebraica che nel 1944-45 combatté sul fronte italiano. Pur essendo vicino alle battaglie dei palestinesi per la loro indipendenza, mi chiedo che c’entrano loro con la nostra Liberazione? Confondere la Liberazione con il conflitto tra israeliani e palestinesi è antistorico, fuorviante e non aiuta nessuna causa. Ricordo tra l’altro che il gran Mufti di Gerusalemme, Amin al-Husseini, una delle più alte autorità dell’Islam sunnita, fu alleato e amico di Hitler.
A mettere la ciliegina sulla torta malferma di questo 25 aprile ci ha pensato il divo Silvio che, tranne una volta a Onna quando era presidente del Consiglio, non aveva mai partecipato alle celebrazioni.
Quest’anno ha deciso di presenziare; e dove?
A Porzus, una località del Friuli Venezia Giulia, dove il 7 febbraio 1945 si consumò una delle pagine più buie della Resistenza: la fucilazione di 17 partigiani della brigata Osoppo (costituita da partigiani cattolici, azionisti e indipendenti) da parte di partigiani comunisti italiani legati a quelli jugoslavi. Partigiani contro partigiani con accuse reciproche e una verità mai completamente chiarita. Ma non è di questo avvenimento che volevo parlare, bensì del Caimano che, in maniera ignobile, ha speculato sul 25 aprile scegliendo Porzus (nella regione dove a breve si terranno le elezioni) per reiterare la sua ossessione anticomunista e accusare i 5Stelle di essere come Hitler. Ha poi aggiunto ipocritamente, in conclusione della sua filippica, che non era quella l’occasione per fare propaganda politica, ma… era opportuno che ognuno riflettesse bene al momento del voto.
Nel giorno in cui si celebrava una memoria condivisa e si auspicava l’abbattimento delle barriere identitarie, Silvio Berlusconi non ha saputo tirar fuori dal cappello a cilindro niente di meglio del suo consueto repertorio da saltimbanco illusionista. E non ha avuto nemmeno la sensibilità formale (ma in certe occasioni la forma è sostanza) di non presentarsi a una manifestazione antifascista… in camicia nera.
Novello Cicero pro domo sua ha preposto – come al solito – l’interesse personale a quello del Paese.





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