Sono nato incendiario e non voglio morire pompiere
a che serve.
a chi?
la nostra intellettuale solidarietà
la proclamata disponibilità
all’accoglienza
se
sotto l’esoscheletro che ci siamo costruiti
addosso
per proteggere i nostri privilegi
nascondiamo
solo
egoismi?
.
viviamo nell’Universo dell’alienazione
e
dell’incomunicabilità
.
abbiamo perso anche
la memoria
quella lontana e quella vicina
.
quella
di noi avidi sfruttatori di popoli considerati
subumani
e
quella più vicina
in casa nostra
del bambino che fuggiva dalle bombe
e
dalla guerra
alla ricerca di un rifugio
che
i poverissimi di allora non gli negarono
mai
.
l’opulenza ci ha reso sempre più
cinici
ed è facile chiudere
gli occhi
e
tapparsi le orecchie
davanti alla tragedia dei milioni
di derelitti
– quelli tra noi
e quelli che arrivano
da un Altrove –
in cerca di aiuto
.
sento la rabbia
montare
assieme all’impotenza
ma
il mio tempo è finito
e pure la speranza
.
sopravvivo
con la dolorosa consapevolezza
di essermi battuto
– solo
con l’arma spuntata della penna –
solo
contro mulini a vento
.
una lotta grottesca
contro
il muro di gomma
del Potere
contro
l’ignoranza l’indifferenza i privilegi
e
le ossessioni del Pensiero unico
.
che mi rimane dunque alla fine del giorno?
.
solo la pessimistica fuga
dalla realtà
vaticinata in alcuni versi
dei miei vent’anni?
.
meglio perdermi
assorto
nel ticchettio discorde
di un mio tacco consunto
meglio dimenticare
cercando le stelle
per terra
.
no!
ci può ci deve essere
ancora
un futuro migliore per i miei nipoti
e allora
nel poco tempo che resta
rivesto
i panni moderni del pazzo cavaliere
e
riprendo la guerra contro i mulini a vento
perché
.
– esiste in realtà una dicotomia tra follia e saggezza? –
.
sono nato incendiario
e non voglio morire pompiere
.
* Luciano De Angelis, da nel vento della sera 2015
Il fenomeno della fuga collettiva di popolazioni dalle guerre e dalla fame è un problema reale che non si può risolvere con gli slogan e con le bufale che istigano la rabbia popolare e producono odio. Circola in questi giorni su WhatsApp un messaggio di Guido Crosetto, noto esponente di “Fratelli d’Italia”, che diffonde una concione di Alessandro Meluzzi, uno psichiatra “accademicamente” colto che propala pseudo-certezze (ma la vera cultura è altra cosa, è quella di Socrate che “sapeva di non sapere”). Un uomo, Meluzzi, che è stato membro della massoneria, poi diacono cattolico di rito greco-melchita e infine primate (arcivescovo) e metropolita di questa Chiesa, col nome di “Sua beatitudine Alessandro I”. Un personaggio che nella sua vita politica ha girovagato da una partito all’altro, di centro e di destra; un cattolico fondamentalista che non si vergogna di sfruttare in maniera indegna – per beceri interessi di parte – la tragedia della povera ragazza di Macerata. Per una persona civile e rispettosa della legalità l’unico punto di riferimento dovrebbe essere l’esito dell’indagine della magistratura che ha già messo in galera le belve assassine, ma che – fino alla stesura di questo mio commento – non ha ancora chiarito le modalità con cui è stato commesso il feroce delitto. Meluzzi invece straparla artatamente a vanvera di antropofagia (le belve, secondo la sua “precognizione”, si sarebbero mangiato il cuore e il fegato della poverina). Ma chi gliel’ha detto, dove lo ha trovato scritto? Di quale sfera di cristallo è in possesso il nostro chiaroveggente? Il quale parla anche di mafia nigeriana dimenticando di aggiungere che gli spacciatori e i criminali importati fanno, quasi dappertutto, da manodopera alla mafia nostrana. Le fake news sono purtroppo trasversali a tutto il panorama politico italiano, ma sono particolarmente gravi quando escono dalla bocca di un “intellettuale” cattolico che fomenta l’odio di giorno mentre la sera si batte il petto invocando una fede che predica invece tolleranza e solidarietà. Abbiamo oggi a che fare con una migrazione epocale di masse di diseredati che può essere gestita, ma non fermata, almeno in tempi brevi. Un problema di cui l’Europa dovrebbe farsi carico e non lasciarlo sulle spalle della sola Italia. Che ha fatto molti errori nella gestione di questo dramma, ma che oggi dovrebbe vedere, nell’interesse del Paese, una comunione di intenti tra tutte le forze politiche. Assistiamo invece a mediocri strumentalizzazioni del fenomeno, mentre perfino l’intervento decisionista del ministro Minniti, che ha ridotto drasticamente gli sbarchi, viene aspramente criticato da destra e da sinistra. L’Italia, grazie anche all’efficienza dei suoi apparati di sicurezza, è uno dei pochi paesi europei che fino ad ora ha evitato attentati jihadisti. L’unico attentato terroristico registrato in questi giorni è quello xenofobo-fascista di Traini che, scrive Emma Bonino, “non è venuto fuori da un centro islamico, ma da una sezione di un partito rappresentato in Parlamento”. Un partito che predica la violenza e fomenta e cavalca paure irrazionali, offrendo l’immigrazione come capro espiatorio alla rabbia popolare per la corruzione e il disagio sociale prodotti da un liberismo sfrenato. Dobbiamo prendere coscienza che il futuro demografico dell’Europa sarà inevitabilmente multietnico ed è necessario affrontarlo con politiche di integrazione sociale e culturale. Ma mi chiedo e vi chiedo:
abbiamo noi italiani una cultura e una memoria condivise?





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