Sono nato incendiario e non voglio morire pompiere

Schermata-2016-01-20-alle-09.02.23

a che serve.

a chi?

la nostra intellettuale solidarietà

la proclamata disponibilità

all’accoglienza

se

sotto l’esoscheletro che ci siamo costruiti

addosso

per proteggere i nostri privilegi

nascondiamo

solo

egoismi?

.

viviamo nell’Universo dell’alienazione

e

dell’incomunicabilità

.

abbiamo perso anche

la memoria

quella lontana e quella vicina

.

quella

di noi avidi sfruttatori di popoli considerati

subumani

e

quella più vicina

in casa nostra

del bambino che fuggiva dalle bombe

e

dalla guerra

alla ricerca di un rifugio

che

i poverissimi di allora non gli negarono

mai

.

l’opulenza ci ha reso sempre più

cinici

ed è facile chiudere

gli occhi

e

tapparsi le orecchie

     davanti alla tragedia dei milioni

di  derelitti

– quelli tra noi

e quelli che arrivano

da un Altrove –

in cerca di aiuto

.

sento la rabbia

montare

assieme all’impotenza

ma

il mio tempo è finito

e pure la speranza

.

sopravvivo

con la dolorosa consapevolezza

di essermi battuto

– solo

con l’arma spuntata della penna –

solo

contro mulini a vento

.

una lotta grottesca

contro

il muro di gomma

del Potere

contro

l’ignoranza l’indifferenza i privilegi

e

le ossessioni del Pensiero unico

.

che mi rimane dunque alla fine del giorno?

.

solo la pessimistica fuga

dalla realtà

vaticinata in alcuni versi

dei miei vent’anni?

.

meglio perdermi

assorto

nel ticchettio discorde

di un mio tacco consunto

meglio dimenticare

cercando le stelle

per terra

.

no!

ci può ci deve essere

ancora

un futuro migliore per i miei nipoti

e allora

nel poco tempo che resta

rivesto

i panni moderni del pazzo cavaliere

e

riprendo la guerra contro i mulini a vento

perché

.

– esiste in realtà una dicotomia tra follia e saggezza? –

.

sono nato incendiario

e non voglio morire pompiere

.

* Luciano De Angelis, da nel vento della sera 2015

Il fenomeno della fuga collettiva di popolazioni dalle guerre e dalla fame è un problema reale che non si può risolvere con gli slogan e con le bufale che istigano la rabbia popolare e producono odio. Circola in  questi giorni su WhatsApp  un messaggio di Guido Crosetto, noto esponente di “Fratelli d’Italia”, che diffonde una concione di Alessandro Meluzzi, uno psichiatra “accademicamente” colto che propala pseudo-certezze  (ma la vera cultura è altra cosa, è quella di Socrate che “sapeva di non sapere”). Un uomo, Meluzzi, che è stato membro della massoneria, poi diacono cattolico di rito greco-melchita e infine  primate (arcivescovo) e metropolita di questa Chiesa, col nome di “Sua beatitudine Alessandro I”. Un personaggio che nella sua vita politica ha girovagato da una partito all’altro, di centro e di destra; un cattolico fondamentalista che non si vergogna di sfruttare in maniera indegna – per beceri interessi di parte –  la tragedia della povera ragazza di Macerata. Per una persona civile e rispettosa della legalità l’unico punto di riferimento dovrebbe essere l’esito dell’indagine della magistratura che ha già messo in galera le belve assassine, ma che – fino alla stesura di questo mio commento – non ha ancora chiarito le modalità con cui è stato commesso il feroce delitto. Meluzzi invece straparla artatamente a vanvera di antropofagia (le belve, secondo la sua “precognizione”, si sarebbero mangiato il cuore e il fegato della poverina). Ma chi gliel’ha detto, dove lo ha trovato scritto? Di quale sfera di cristallo è in possesso il nostro chiaroveggente? Il quale parla anche di mafia nigeriana dimenticando di aggiungere che gli spacciatori  e i criminali importati fanno, quasi dappertutto, da manodopera alla mafia nostrana. Le fake news sono purtroppo trasversali a tutto il panorama politico italiano, ma sono particolarmente gravi quando escono dalla bocca di un “intellettuale” cattolico che fomenta l’odio di giorno mentre la sera  si batte il petto invocando una fede che predica invece tolleranza e solidarietà. Abbiamo oggi a che fare con una migrazione epocale di masse di diseredati che può essere gestita, ma non fermata, almeno in tempi brevi. Un problema di cui l’Europa dovrebbe farsi carico e non lasciarlo sulle spalle della sola Italia. Che ha fatto molti errori nella gestione di questo dramma, ma che oggi dovrebbe vedere, nell’interesse del Paese, una comunione di intenti tra tutte le forze politiche. Assistiamo invece a mediocri strumentalizzazioni del fenomeno, mentre perfino l’intervento decisionista del ministro Minniti, che ha ridotto drasticamente gli sbarchi, viene aspramente criticato da destra e da sinistra. L’Italia, grazie anche all’efficienza dei suoi apparati di sicurezza, è uno dei pochi paesi europei che fino ad ora ha evitato attentati jihadisti. L’unico attentato terroristico registrato in questi giorni è quello xenofobo-fascista di Traini che, scrive Emma Bonino, “non è venuto fuori da un centro islamico, ma da una sezione di un partito rappresentato in Parlamento”. Un partito che predica la violenza e fomenta e cavalca paure irrazionali, offrendo l’immigrazione come capro espiatorio alla rabbia popolare per la  corruzione e il disagio sociale prodotti da un liberismo sfrenato. Dobbiamo prendere coscienza che il futuro demografico dell’Europa sarà inevitabilmente multietnico ed è necessario affrontarlo con politiche di integrazione sociale e culturale. Ma mi chiedo e vi chiedo:

abbiamo noi italiani una cultura e una memoria condivise?

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