La rottamazione fallita
Siamo agli sgoccioli di un annus horribilis, il 2017, un anno buio per le nostre istituzioni e per la politica in generale; e il 2018 si preannunzia sotto peggiori auspici. Una legislatura rissosa e troppo spesso indecente si è conclusa con la classica ciliegina sulla torta: lo spettacolo vergognoso dell’aula semivuota del Senato a causa della fuga di molti suoi componenti (anche del Pd) per far mancare il numero legale. Una fuga soprattutto dall’etica e dalle responsabilità; un regalo inspiegabile alle opposizioni che brindano all’ennesimo sabotaggio della democrazia.
Gli errori di Renzi sono stati troppi e imperdonabili; sovrastano di gran lunga le cose buone che innegabilmente ha fatto. Un insuccesso che ora gli si rivolge contro è stata la rottamazione. “Mai come adesso la terza età coincide con l’età delle nostre istituzioni” (scrive Michele Ainis) e ai vertici dello Stato (Quirinale, Cassazione, Consulta, Governo) siedono uomini molto anziani, mentre a Renzi, il profeta della rottamazione, non rimane oggi che sperare nell’appoggio (endorsement scrive chi ha deciso di morire inglese) del settantottenne Romano Prodi. All’opposizione gigioneggiano giovanotti come Berlusconi (81 anni), Grillo (69 anni) e Grasso (72 anni): a destra e a sinistra i nonni al potere. I capelli bianchi governano in tutto il mondo (“l’usato sicuro, l’esperienza in luogo dell’irruenza”), ma solo da noi i nipoti si aggrappano ai nonni per disperazione e per l’assenza di modelli di vita futuribili. La buona politica non è questione di età; e “la vecchiaia (sempre Michele Ainis) non è una colpa”. Giovinezza, giovinezza, primavera di bellezza era l’inno del fascismo e la retorica giovanilista è sempre stata un’espressione del populismo.
L’utopia è un bel sogno, ma per realizzarlo c’è bisogno di un popolo con un alto senso dello Stato e con una memoria condivisa.





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