Dal “Me ne frego!” al “Vaffa-day”

Urlo-di-Sebastian-Eriksson1

Se il “post-fascismo“ è oggi quello grottesco – a tratti violento e squadrista – degli ultras, dei naziskin e di Casa Pound, il “nuovo fascismo” (quello preconizzato dal filosofo francese Alain Badiou) è una mutazione genetica culturale, trasversale a tutte le forze democratiche in Italia e nel mondo occidentale.

Stiamo parlando di “Democratura”, un neologismo che, fondendo i termini democrazia e dittatura, evoca il pericolo di una dittatura camuffata da democrazia. Un pericolo reale perché la mutazione culturale attraversa non solo la politica, ma tutta la società civile che, vittima delle disuguaglianze, è affascinata dal mito rivoluzionario del “popul-fascismo” che, senza capacità propositive, incita con la violenza del linguaggio a una generica ribellione contro la stagnazione e la corruzione.

Purtroppo al populismo di piazza si contrappone troppo spesso un populismo di governo.

Gabriele D’Annunzio, con il suo lessico classicista e latineggiante, dava voce agli imperativi del primo fascismo, e molti dei tanti motti coniati dal Poeta, come Memento audere sempre (ricordati di osare sempre), A noi!, Eia, eia, alalá (il grido di battaglia della gioventù “guerresca” dell’epoca), divennero gli slogan di un intero Ventennio.

Nel nostro tempo, con un linguaggio meno aulico e più ruspante, la storia si ripete.

Al dannunziano Marciare per non marcire! e al mussoliniano Giovinezza, giovinezza, che esaltavano la forza dell’emotività giovanile contro le cariatidi della classe dirigente dell’epoca, si contrappone oggi il giovanilismo renziano, il suo “nuovo che avanza”, la rottamazione della vecchia politica. La retorica mussoliniana del “Vincere… e vinceremo” la ritroviamo tutta nel delirio di onnipotenza con cui Renzi ha preteso di  trasformare il referendum costituzionale in un plebiscito su se stesso. E la chiamata fideistica a raccolta dei suoi fedelissimi non vi ricorda, in una metafora emblematica, il “Credere, obbedire e combattere!” di antica e triste memoria?

L’opposizione non è da meno. I Vaffa! di Grillo sono assimilabili ai Me ne frego! in camicia nera. E la battaglia sovranista di Salvini e dei suoi omologhi d’oltralpe contro l’Unione europea ricorda, a un vecchio testimone quale io sono, la proclamata volontà fascista di autonomia autarchica dalle potenze europee “demo-plutocratiche”.

Addio dunque ad Altiero Spinelli e al suo pensiero.

In quanto alla supremazia della razza ariana, il fascismo concedeva “Faccetta nera, sarai italiana e per bandiera avrai quella italiana...”. Oggi che “faccetta nera” è divenuta veramente italiana per nascita e per cittadinanza, il leghista Calderoli può impunemente definire “un orango” il ministro dell’integrazione Cecile Kyenge.

Archiviato l’Illuminismo, siamo piombati nel Sonno della ragione. Che genera mostri.

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