DEMOCRATURA

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Massimo Giannini ha scritto su la Repubblica che “la sinistra aveva scommesso sulla ceto-medizzazione del proletariato, e si è ritrovata con la proletarizzazione del ceto medio”.

Ma quale sinistra?

Quella che discetta con Marchionne e non scende mai tra i più deboli e gli esclusi; quella che gareggia con la destra solo a colpi di slogan?

Dovrebbe essere a tutti evidente che non è possibile riempirsi la bocca solo di “crescita”, senza ripartire prima di tutto dalla lotta alle disuguaglianze in un Paese, l’Italia,dove circa 5 milioni di persone sono in “povertà assoluta” (545 euro al mese) e circa 8 milioni di persone in “povertà relativa” (700 euro al mese). Per non parlare di disoccupazione.

Molte delle ricette proposte finora sono solo specchietti per le allodole o hanno premiato, come la tassa sulla prima casa, chi ha di più.

La sinistra sarà capace, a costo di perdere inizialmente consensi, di aggredire realmente un’evasione fiscale da 200 miliardi l’anno per trovare le risorse necessarie a offrire ai diseredati un reddito minimo garantito, puntando nello stesso tempo su una consistente riduzione del cuneo fiscale?

Ma, ripeto, quale sinistra?

Oggi il panorama politico ci offre da una parte una sinistra che, nonostante il nobile impegno di Pisapia e i moniti di Prodi, si ritrova all’anno zero, autolesionisticamente frammentata (come al solito) in una costellazione di sigle guidate da “capitani di ventura” (così li definisce Nadia Urbinati su la Repubblica) senza rilevanza politica e in perenne conflitto tra loro.

Dall’altra parte gigioneggia il Renzi delle recenti sconfitte, autoconfinatosi nella ridotta del partito personale, certo del suo potere carismatico sulla massa degli indecisi.

Un Renzi che, invece di una nuova politica, ci propone un nuovo partito: quello dell’uomo solo al comando, circondato da una corte di fedelissimi (vi ricordate Salò?), proni ai desideri del Capo che – solo lui – può distribuire poltrone.

All’orizzonte ci attende il nuovo fascismo, quello preconizzato dal filosofo francese Alain Badiou, una mutazione genetica culturale, trasversale a tutte le forze democratiche in Italia e in buona parte del mondo occidentale. Stiamo parlando di “Democratura”, un neologismo che, fondendo i termini democrazia e dittatura, evoca il pericolo di una dittatura camuffata da democrazia.

Un pericolo reale perché tutta la società civile, vittima delle disuguaglianze, può essere affascinata dal mito rivoluzionario del “popul-fascismo”. E troppi aspiranti alla carica di Dux intravedo in circolazione.

Purtroppo contro il populismo di piazza, Renzi ci offre solo un populismo di governo.

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