i giorni anacoluti del non senso
intrappolato
tra il lusco e il brusco
alla ricerca
di soluzioni insolubili
mentre fuori
all’aperto
si consumano
i giorni
visionario mixtape poetico
I giorni anacoluti del non senso sono un viaggio introspettivo che man mano si trasforma in una esplorazione nel nonsenso del nostro tempo, il tempo dell’alienazione.
se avesse un senso
nella mia vita questa confusione
di sensi
– sensi vietati unici e alternati –
riscoprirei in un certo senso
di certo
il senso critico del doppio senso
– quando il dissenso
sembra un controsenso
ha nascosto di certo un altro senso –
e tra l’altro mi dice un sesto senso
che proverei di nuovo
certo
e senza sensi di colpa quel certo
insenso
piacere dei sensi
_____
una variante
a questo percorso
fitto
di cartelli contraddittori
STOP
sensi vietati
solo a chi non ha
il pass giusto
vicoli ciechi
solo
per me
.
sono giunto a un
capolinea di nebbia
e i cartelli sono ora
illeggibili
irrespirabile l’aria
.
una variante
subito
purchessìa
per non rinchiudermi
ancora
tra le quattro mura
di questa mia
distimìa
Ho cercato di rappresentare, con frammenti lirici incompiuti e con la voluta mancanza talora di nessi sintattici nei versi, l’incongruenza della nostra esistenza che è divenuta, per mancanza di tempo e di scopo, una ossessa finzione.
E allora:
d’altro canto
vado in cerca ancora
d’altro
Questi versi con la loro ambiguità sollecitano una duplice chiave interpretativa. Ci si può leggere prima di tutto l’aspirazione a un linguaggio poetico diverso, a un altro canto; ma anche la ricerca d’altro: d’altro canto… vado in cerca ancora d’altro.
Ma quale altro?
La nostra è un’epoca di contraddizioni, nella quale prevale l’odio e dove non ci sono modelli di riferimento né culturali né identitari.
Non c’è più una memoria condivisa del nostro passato. In Italia e in tutto l’Occidente c’è un’avanzata sorprendente di movimenti neo-fascisti. Paesi come il nostro che hanno combattuto guerre sanguinose per ottenere un’unità nazionale (“Fratelli d’Italia, l’Italia s’è desta…”) sono oggi minati da rancorosii movimenti separatisti. L’aspirazione alla secessione della Catalogna trae origine almeno da una identità popolare vera, fondata su una secolare unità storica e linguistica; un’aspirazione fortemente sentita dalla grande maggioranza della popolazione. Ma la Padania? Ai tanti problemi che affliggono l’Unione Europea si aggiungeranno anche quelli provocati dalle rivendicazioni delle “piccole patrie”?
uno due avanti indietro
a passi incerti
non so dove
io
uno indietro due avanti
i passi
io alla fine
quelli che muovo oggi
in cerca
dove perché
i passi
sono sempre
pari
.
la determinazione è
dispari
In economia si scontrano dottrine con modelli opposti di riferimento
Il paradigma dell’economia politica è il capitalismo, che si esprime attraverso l’economia di mercato e si pone al servizio delle élite, non del popolo. Nel difficile equilibrio tra Stato e mercato le parole d’ordine continuano a essere “crescita, crescita, crescita!” e “consumare, consumare, consumare!”.
stimolare
il bisogno di consumi
bisogna
per soddisfare la produzione
.
ma non doveva la produzione
soddisfare
il bisogno di consumi?
.
parliamone
Poiché la crescita non può essere infinita soprattutto in un paese ricco come il nostro (l’Italia è l’ottava economia del mondo), questa dottrina, per sostenere il capitalismo di mercato, continuerà a dare vita inevitabilmente a un liberismo sfrenato con conseguenti scandali finanziari, aumento delle diseguaglianze, ambiente degradato, tensioni sociali.
Il paradigma dell’economia politica è dunque di ordine antropologico: “homo homini lupus”, ogni uomo è lupo per l’altro uomo (secondo l’enunciato di Thomas Hobbes).
Rovesciando questo enunciato nel suo contrario, “homo homini natura amicus” (ogni uomo è per natura un amico), Antonio Genovesi, economista italiano della seconda metà del Settecento, ha aperto la strada all’economia civile.
Una visione anche questa di natura antropologica, apparentemente utopica, che si basa sul presupposto che dovremmo smettere, come facciamo da decenni, di parlare sempre e solo di “crescita”, e ragionare invece in termini di sviluppo, progresso o addirittura decrescita.
Il PIL, il totem della nostra economia, è una misura ambigua e fuorviante: un incidente d’auto, ad esempio, il fumo di sigarette, un’alluvione sono comunque fattori di crescita del PIL mentre la casalinga che gestisce la sua famiglia non genera PIL, e lo accresce invece quando – invalida – deve assumere una badante.
Se la crescita del PIL non coincide con una crescita di benessere, allora occorre smettere di utilizzare questo indicatore statistico come unica bussola. Dobbiamo dare spazio anche ad altri indicatori, soprattutto a quelli che hanno come punti di riferimento la felicità e il progresso sociale.
È anche questo un sogno utopico?
immagina
se tutti i sogni
i sogni a occhi aperti
i sogni così
i sogni
.
immagina
_____
mi piacerebbe
che un giorno
questo giorno
un giorno qualunque
.
mi piacerebbe
___
Cosa ci resta alla fine della giostra?
___
al dunque
resta sempre solo
ognuno
.
coi suoi fantasmi





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