dove va la sinistra italiana?
La sconfitta di Matteo Renzi segna anche il fallimento di un progetto politico in cui l’unico punto di riferimento è la figura carismatica del capo. Renzi, rinnegando la concertazione e sottovalutando la forza dei corpi intermedi (la Cgil ha raccolto oltre tre milioni di firme contro alcune norme del “Jobs Act”) ha decretato la propria sconfitta personalizzando – solo contro tutti – la competizione referendaria .
Ora Giuliano Pisapia è sceso in campo con la proposta di un nuovo soggetto politico che riunisca tutte le schegge impazzite dell’estrema sinistra e che affianchi il Partito Democratico in un comune progetto (depurato però dagli Alfano e dai Verdini) progressista, riformatore e di governo.
Apriti cielo!
Tutti i sostenitori di una sinistra masochista ed eternamente minoritaria (i vari Nichi Vendola, Stefano Fassina, Civati, ma anche Bersani e Rosy Bindi) sono insorti: “Questo matrimonio non s’ha da fare”!
Pisapia è un uomo saggio e competente, un uomo autenticamente di sinistra votato ad unire (vedi l’esperienza milanese) piuttosto che a dividere, e sono in tantissimi a credere che solo la formazione di una classe politica dirigente solidale, che non si riconosca in un uomo solo al comando, potrebbe realisticamente combattere la crisi profonda che attanaglia il Paese. A queste condizioni un Matteo Renzi che faccia responsabilmente ammenda dei suoi errori potrebbe anche restare al suo posto. Purtroppo temo che il progetto Pisapia sia solo una bella utopia perché si scontra con troppi settarismi (Vendola: “Nessuna alleanza se non si rompe con Renzi”). La estrema sinistra italiana continuerà a guardarsi l’ombelico e a coltivare i propri rancori mentre, di fronte alla decomposizione delle oligarchie classiche e dei vecchi partiti, bisognerebbe ricercare l’unione di tutte le forze che hanno realmente a cuore la democrazia, contro la comparsa – in Italia e nel mondo – di quella che il filosofo francese Alain Badiou definisce una sorta di nuovo fascismo.




Lascia un commento