L’insegnamento come scuola di vita

il maestro

Al tempo dei tempi, quando ero un ragazzino imberbe, per una violenza in classe molto meno grave di quelle oggi all’ordine del giorno, si veniva espulsi da tutte le scuole del Regno. La sanzione era eticamente ingiusta perché non si dava una seconda possibilità a un bulletto male educato ancora immaturo e quindi non in grado completamente di intendere e di volere.

Oggi sono un vecchio medico ottantaseienne ancora in attività. Appena laureato, a 24 anni, il mio primo lavoro è stato quello di insegnante di anatomia artistica nel Liceo artistico della mia città. Ho insegnato per oltre un decennio per tre ore ore al mattino, dalle 10,30 alle 13,30; prima e dopo facevo pratica in ospedale come assistente volontario non retribuito. Di quegli anni ho solo ricordi bellissimi soprattutto del rapporto con gli allievi. Anche allora esisteva il fenomeno del bullismo e dell’irriverenza verso gli insegnanti. Certo i tempi sono cambiati e gli episodi di violenza, allora circoscritti all’ambiente dove erano stati consumati, oggi sono veicolati e moltiplicati dai social network. Ma ora come allora all’insegnante è sempre spettato il compito di prevenire, controllare e superare il problema. Il bravo docente non deve essere né ignavo né autoritario, ma autorevole; un autorevole amico. Deve non solo insegnare la sua materia, ma anche l’educazione civica. Deve affascinare gli allievi discutendo con loro – alla pari – di cultura, di identità nazionale, di fratellanza e di solidarietà. E non è vero che in questo modo si sottrae tempo alla materia di studio perché il compito principale della scuola (e della famiglia) è quello di formare cittadini responsabili.

All’inizio del mio insegnamento gli alunni erano diffidenti nei miei confronti perché ero di pochi anni più grande di loro. Ero severo, ma sono riuscito però, poco alla volta, a costruire un rapporto empatico tra noi e a interessarli a una materia per certi versi arida come l’anatomia, facendogli riprodurre – in disegni a colori – un’opera d’arte (ad esempio il Davide di Michelangelo) che poi dovevano “spellare” per studiare prima  i muscoli, e successivamente lo scheletro.

Pochi giorni fa ho incontrato una signora ottantenne che mi ha ricordato di essere stata una mia alunna e che mi ha snocciolato con naturalezza: scafoide, semilunare, piramidale, pisiforme, trapezio, trapezoide, capitato, uncinato, le otto ossa del polso

Ho avuto un sussulto e mi sono reso conto di non aver sbagliato tutto nella mia vita.

 

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