Nell’inconscio il convitato di pietra è la paura
Sogno un Paese dove la politica si impegni a costruire ponti e non a scavare fossati tra avversari. Dove destra e sinistra rappresentino, come dovrebbero, ideali politici, culturali ed economici diversi e contrapposti, ma tesi alla costruzione di una società migliore nella quale l’interesse pubblico prevalga sempre su quello privato. Una società capace “di sconfiggere i due mali della nostra democrazia parlamentare: trasformismo e inefficienza” (Michele Ainis).
La nostra è invece la società del rancore alimentato da politici mediocri, spesso corrotti, che si esprimono solo con slogan populisti e promesse da marinaio, bufale senza copertura finanziaria (riduzione delle tasse, reddito di cittadinanza, eliminazione del bollo auto, niente canone Rai, veterinario e dentiere gratis per gli anziani, mille euro di pensione per le mamme casalinghe e ancora… bla, bla, bla: un incubo politico e culturale). Un rancore originato da ignoranza del passato, disuguaglianze sempre più grandi, istituzioni e burocrazie malate e troppo spesso infiltrate dal malaffare. Un rancore che il populismo dilagante ha saputo trasformare prima in rabbia e poi in odio: non ci sono più avversari oggi, ma solo nemici da abbattere con ogni mezzo. Stiamo tornando alle caverne: l’uomo è sempre più homo homini lupus. A lato di questa società rissosa e rancorosa esiste poi la maggioranza silenziosa e spaventata degli ignavi e degli esclusi senza speranza, che non conosce partecipazione ed esprime il dissenso solo con il non voto.
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Regredisce
l’epifania dell’Io
regrediscono nella psiche
inesorabilmente
gli archetipi
.
Nell’inconscio
il convitato di pietra
è la paura
(da “Abracadabra” 2003)
Sogno un Paese, quello nato dalla Resistenza, con una memoria e un’identità condivise a prescindere dalle opinioni politiche. Un Paese impegnato in battaglie politiche anche aspre, ma nello stesso tempo tollerante e aperto al rispetto e all’ascolto dell’altro. Un Paese dove una destra democratica, popolare, liberale ripudi il razzismo, la xenofobia, il fascismo, e si confronti civilmente con una sinistra non ideologica, ma coesa nella difesa dei suoi valori. Perché destra e sinistra esisteranno sempre (checché ne dicano tanti qualunquisti in circolazione) in quanto espressione della contrapposizione di valori universali, ma diversi.
Oggi purtroppo…
…….
se le ideologie sono morte consunte
dall’intolleranza
gli ideali
sopravvivono dimenticati in oscure
camere di rianimazione
(da “d’altro Canto” 2007)
mentre in tutto il mondo occidentale dilagano nuovi fascismi.
Il mio rimane quindi un sogno utopico che, nel poco tempo che mi resta, non vedrò realizzato.
Nella nostra società, invece, una destra, che non ha fatto mai i conti con gli errori del suo passato, e oggi torna a osannare la mummia rediviva di un Lazzaro ancora alle prese con la Giustizia, si contrappone a una sinistra settaria, in preda alla malattia cronica che l’affligge da tempo immemorabile: la sindrome masochistica della frammentazione. “Noi siamo spesso contro noi stessi, lavoriamo per i nostri nemici, serviamo le forze della reazione”. Questa riflessione non è di Prodi, né di Pisapia e nemmeno di un Renzi rinsavito. L’ha espressa Filippo Turati al congresso socialista del 1921 (ringrazio Massimo Recalcati per avermela ricordata).
Oggi più che mai dobbiamo fare riferimento al monito di Aldo Moro: “Escludere cose mediocri per fare spazio a cose grandi”.





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