O Italia mia, vedo le mura e gli archi e le colonne… ma la gloria non vedo
Tempi bui per l’Italia.
Mai dal dopoguerra una sinistra caduta così in basso; mai dal 1945 un’avanzata così forte di una destra parafascista, xenofoba e antieuropea. E in mezzo un partito-non partito senza una linea politica chiara e definita; un contenitore ondivago di proteste di emarginati, un po’ di destra – un po’ di sinistra (i grillini dicono, né di destra – né di sinistra).
Nebbia fitta poi sulla possibilità di formare un governo che guidi l’Italia in un periodo storico così difficile per l’economia nazionale. Gli interessi di parte sono – come al solito – inconciliabili con quelli del Paese. Ognuno vorrebbe digerire l’altro; ognuno teme di essere digerito dall’altro.
Le leadership in circolazione sono poi di una mediocrità assoluta. Nessuno statista all’orizzonte. L’unico leader riconosciuto è Matteo Salvini. I 5Stelle hanno un proprietario (la Casaleggio Associati) e un burattinaio (Grillo) che tengono i fili della marionetta Di Maio. Il Pd è quello che sta peggio di tutti a causa di un gruppo dirigente non coeso e condizionato dalla personalità di Renzi, segretario dimissionario, ma che nell’ombra eterodirige il partito. Poche ore fa, dopo mesi di silenzio, è uscito allo scoperto in una intervista televisiva, con affermazioni che dettano la linea politica del Pd. Un discorso che avrebbe potuto e dovuto pronunciare (senza umiliare il segretario reggente Martina) nella riunione di giovedì 3 maggio della direzione del partito. Ma si sa, il Renzi di Fassina chi? e di Enrico, sta sereno non si smentisce mai e ha resistito fin troppo nel silenzio che si era autoimposto. La sua più grande aspirazione infatti è quella di guidare un micro-partito personale.
E diventare così il Micron italiano.




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