Un Brontosauro tra comunicazione e conoscenza

Sono un Brontosauro (anzi un Brontolo-sauro) e provengo da una lontanissima era geologica nella quale – mi vergogno anche di scriverlo – le parole cazz…, coglio…, cul…, erano considerate bestemmie mentre oggi queste espressioni fanno parte di un gergo diffuso e le ritrovo di continuo anche in bocca ai miei ben educati nipoti. Sono quindi costretto ad adeguarmi e a giustificare il “faccia di cul…” di Roberto Giachetti (il Brontolo-sauro che è in me avrebbe preferito un “faccia di bronzo”, a mio avviso ancora più icastico e offensivo, perché desueto). Giachetti era giustamente infuriato. Nel 2013 condusse un’aspra e solitaria battaglia contro il famigerato “Porcellum”, mettendo in atto anche un lungo sciopero della fame per ottenere la sua abolizione a favore di un ritorno al  “Mattarellum”. All’epoca i vertici del Pd – che oggi ripropongono questa legge – lo “scherzarono” (per apparire “moderno” uso un termine gergale al posto di “si fecero beffe di lui”). Oggi sto con Giachetti, nella sostanza della sua imprecazione, mentre mi scandalizzo per le oscenità pronunciate con tono istituzionale dal ministro Poletti, di professione gaffeur. Dal suo pulpito di perito agrario senza laurea Poletti, dopo aver puntato il dito contro chi, pur di ottenere il massimo dei voti, si laurea in ritardo e dopo aver predicato di andare a votare subito per bloccare i referendum sul lavoro, oggi tuona (a proposito dei giovani che emigrano in cerca di un futuro) “Conosco gente che è andata via e che è bene che stia dove è andata, perché sicuramente questo Paese non soffrirà a non averli più fra i piedi”.

Il Brontolo-sauro che è in me schiuma di rabbia per tutta questa cacca  (scusate: mer…) che gli piove addosso, diffusa da un mega-ventilatore mediatico, e non riesce a rassegnarsi all’odierno presunto aumento della conoscenza, prodotto da internet attraverso i social network e i social media.

I filosofi postmoderni mi hanno insegnato che la comunicazione è troppo spesso l’opposto della conoscenza e che la velocità porta inevitabilmente alla dissoluzione dei contenuti. La diffusa possibilità di accesso alle notizie attraverso internet ci dà l’illusione di una facile acquisizione della conoscenza mentre invece il filosofo-sociologo tedesco Georg Simmel, già agli albori del ‘900, vaticinava l’odierno omnia habentes, nihil possidentes (hanno tutto, ma non possiedono nulla), capovolgendo il motto dei primi francescani: nihil habentes, omnia possidentes (non hanno nulla, ma possiedono tutto) .

In conclusione, l’eccesso della comunicazione mass-mediatica, dietro l’alibi di una conquistata democrazia del sapere (la notizia alla portata di tutti, in ogni casa, e in presa diretta), prepara in realtà la strada a una sorta di nuovo oscurantismo: il dispotismo comunicativo.

 

la notizia

qui

a portata di mano

qui lì

dovunque

minuto per minuto

dappertutto

omologata illusione

in presa diretta

di una conquistata democrazia

del sapere

–

alibi

–

la comunicazione

è l’opposto

della conoscenza

 

 

 

 

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