Una storia semplice…

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Stanotte, nel sogno, mi sono ritrovato nell’incubo di un romanzo di Stephen King.

Vagavo nelle strade di un paese sconosciuto quando nel cielo ho cominciato a vedere uno, due… tre… tanti palloncini. “Ma non una decina o una dozzina: erano migliaia, rossi e blu e verdi e gialli… un mare di palloncini”.

La pioggia che intanto aveva cominciato a cadere produceva, rimbalzando su di loro, delle strane sonorità tambureggianti che variavano di tonalità con il variare dell’intensità della precipitazione. Il cielo ormai non si vedeva più, nascosto da migliaia e migliaia di palloncini che galleggiavano nell’aria addossati l’uno all’altro. “E poi le cordicelle. C’era una foresta di spaghi bianchi che pendevano. Sembravano i fili bianchi di una ragnatela”.

Una folla di pagliacci chiacchieroni si aggirava nella grande piazza di un specie di Paese dei balocchi: alcuni avevano volti allegri, altri tristi, i più erano ghignanti. E tutti parlavano… parlavano; dicevano tutto e il contrario di tutto. “Stiamo scrivendo la Storia; dateci tempo!”, “L’accordo è a buon punto… a parte emigrazione, Europa, economia, giustizia e infrastrutture”, “Il Governo è fatto, serve solo un leader, ma l’abbiamo quasi trovato. Abbiamo escluso decisamente Mussolini, Hitler e Stalin per limiti di età; Trump andrebbe bene per fare la guerra all’Europa, ma Putin non è d’accordo. Stiamo esaminando seriamente la posizione di Berlusconi che potrebbe essere l’uomo giusto al posto giusto, visto che è stato riabilitato”.
Una folla di Pinocchi con le orecchie d’asino li ascoltava interdetta, estasiata, annoiata. Nessuno sembrava indignato. Mentre vagavo disperato alla ricerca di un “varco” che mi facesse uscire dall’incubo onirico, ho incrociato una lunga processione di incappucciati. Quello che marciava alla testa della fila, brandiva una croce come una lancia e incitava gli altri a salmodiare in coro un inno religioso. Attonito mi sono ritrovato inghiottito e strattonato nel mezzo della processione.

– “A un certo punto della vita non è la speranza l’ultima a morire, ma il morire è l’ultima speranza”.

Il monito, che mi ha ricordato la lettura di “Una storia semplice” di Leonardo Sciascia, era fuoruscito dal cappuccio dell’ultimo pellegrino della fila, che ha poi proseguito nel suo cammino senza rallentare. Sussultando mi sono girato intorno spaventato: nessuno sembrava aver fatto caso a me.

Il “varco” era dunque qui? L’ultima speranza era solo la morte?

Poi mi sono rincuorato pensando: questo è un sogno, sto solo sognando. Eppure sono io, solo io che tanti e tanti anni fa scrissi:

La vita è sogno

e il sogno

metafora della realtà,

fuga.

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