Uno, nessuno e centomila
L’assemblea del Pd è stata teatro di un triste scontro tra ceti politici indifferenti alle ragioni e ai bisogni di uno sgomento popolo della sinistra. Abbiamo assistito a un dibattito sconcertante e spesso contraddittorio, pieno di ambiguità: una farsesca “notte dei lunghi coltelli”.
È stata una delle tante occasioni fallite da una sinistra suicida o quanto meno masochista, incapace di mostrarsi all’altezza della Storia. Un convegno che sembrava una seduta psicanalitica allo sbando, senza il controllo di uno strizzacervelli. Abbiamo visto di tutto: dallo sdoppiamento della personalità di Emiliano – a giorni alterni dottor Jekyll e mister Hyde – al narcisismo tracotante di Renzi, un condottiero cesarista: “O Captain! My Captain!”; e poi al Bersani in cerca di “casa”, lo stesso di “Il Pd? È casa mia, serve l’esercito per cacciarmi”. E che dire di D’Alema (assente fisicamente), un Renzi ante litteram per arroganza e presunzione, che Velardi, in passato capo del suo staff, colloca oggi “più nella sfera della psicanalisi che in quella della politica”.
Tutta la vicenda sembra una trama ordita da un Pirandello preveggente, quello di “Questa sera si recita a soggetto”, dove l’incomunicabilità è rappresentata dalle tante verità congressuali che, contrapposte tra loro, si escludono a vicenda: “Così è, se vi pare”.
I politici in fondo non sono che maschere tra maschere, quindi nessuno: “Uno, nessuno e centomila”.
Pirandelliana infine è stata tutta la rappresentazione dell’Assemblea che ha messo in scena, in una parodia de “Il giuoco delle parti”, molteplici personaggi “in cerca d’autore”.
Come direbbe Pirandello, la politica in fondo non è che uno psicodramma, con i suoi attori, le sue recite, le sue maschere, sempre altalenanti tra realismo e mistificazione.




Concordo pienamente; le tue considerazioni sono una fotografia molto realistica dello stato attuale del PD. Per le piccole grandi beghe di potere interno si lascia sempre più spazio alle varie spinte populistiche.
Deprimente ||||||